mercoledì 21 gennaio 2009
L’ “Orlando furioso” e la visione emancipata della donna
Quest’operazione è svolta in maniera magistrale poiché l’autore apprezzava le opere e la stessa personalità di Ariosto, e ciò ci è testimoniato dalla sua enciclopedica conoscenza del capolavoro del XVI secolo.
Per commentare l’opera, l’autore si avvale di ritagli dell’edizione originale di cui puntualmente anticipa la trama.
In questo modo l’intreccio narrativo risulta più chiaro e semplice nonostante Calvino rimanga fedele alla tecnica ariostesca del “differire”, conosciuta anche come “entrelacement” che consiste nel lasciare in sospeso la narrazione di alcuni episodi introducendone di nuovi in modo da creare suspence e interessare maggiormente il lettore.
L’intreccio quindi non risulta in alcun modo danneggiato o alterato, ogni fatto è narrato con la medesima sequenza scelta da Ariosto.
Calvino sembra apprezzare il personaggio di Angelica che è forse quello psicologicamente più complesso in quanto è in continuo cambiamento, per la sua propria sopravvivenza cambia totalmente, è dolce e addirittura sensuale con Medoro e con i suoi spasimanti qualora se ne voglia servire, è fredda e calcolatrice sembra essere consapevole della sua bellezza e anche di come sfruttarla, forse è questo il motivo per cui risulta tanto affascinante.
Tornando all’opera, essa come le altre produzioni di Ariosto, fu senza dubbio per Calvino non solo fonte d’ispirazione ma piuttosto un vero e proprio modello, un’opera da cui si deve solo imparare data la maestria dell’autore nel gestire le innumerevoli vicende che si intrecciano continuamente all’interno dell’opera ma soprattutto nel tracciare un profilo psicologico così azzeccato di ogni personaggio facendoli risultare tutti essenziali.
Ariosto fu tanto importante e tanto apprezzato da Calvino che quest’ultimo in una sua opera intitolata “Il castello dei destini incrociati” riprende due brani del Furioso (quello di Astolfo sulla Luna e della follia di orlando) probabilmente per omaggiare Ariosto.
Questi due passi del Furioso sono inseriti in un contesto molto particolare, in quanto l’opera è ambientata in un castello incantato in cui tutti coloro che nel viaggiare sono colti dalle tenebre sono accolti e così accade al narratore che trova rifugio appunto in questo luogo. Durante la cena il protagonista cerca di parlare con gli altri commensali fra cui vi erano Orlando e Astolfo, che cenavano senza aprir bocca, ma si accorge di non riuscire a parlare in quanto si trovava in un castello incantato. Dopo cena gli ospiti per comunicare fra di loro utilizzano delle carte, ognuna delle quali rappresenta la storia di uno degli ospiti ed è per questo che Calvino inserisce due passi del Furioso.
Le carte vengono disposte su di un tavolo a mo’ di tarocchi e in questo modo si intrecciano e danno origine ad altre storie dove esse assumono significati diversi rispetto ai precedenti.
Da ciò deriva il titolo dell’opera, da un castello in cui i destini, le storie degli ospiti si uniscono per andare a formare nuove storie.
La particolarità, che Calvino rivela nel momento in cui aggiunge la sua alle altre storie, è che dopo averlo fatto ha difficoltà a ricordare come fosse giunto in quel posto.
Sembra quasi che l’atto di allontanare le carte che rappresentano la propria storia equivalga ad allontanarla dalla propria memoria.
L’incontro invece fra Calvino e i due personaggi del Furioso è più enigmatico in quanto non è chiaro se svolgano unicamente una funzione celebrativa o se rappresentino un tentativo di imitazione o se in qualche modo Calvino voglia unire la sua storia a quella di Ariosto.
Tornando invece all’ “Orlando Furioso” essa è l’opera che nonostante l’età può ancora essere considerata moderna per diversi aspetti, in primo luogo per il modo in cui viene trattato il tema dell’amore ma in particolare per come vengono rappresentati i personaggi femminili.
E’ in questo che sta la modernità del Furioso, nell’emancipazione dei ruoli femminili.
Ariosto infatti era un ottimo conoscitore degli auctores latini, tendeva a imitarli, ma in questo modo si può dire che tenti di superare non solo i massimi autori latini ma anche i grandi poeti come Dante, Petrarca e Boccaccia, dai quali si lasciò influenzare per molti aspetti.
Il superamento dei modelli avviene con l’attribuzione di ruoli femminili non solo di una maggiore importanza e rilevanza ma anche di un profilo psicologico più dettagliato e sfacciato, basti pensare al dinamismo psicologico di Angelica o a Bradamante che è in realtà più forte e abile di molti cavalieri di sesso opposto.
L’originalità di questa operazione è innegabile in quanto fino a quel momento la letteratura italiana aveva sempre visto la donna relegata nel suo ruolo di donna-oggetto che ispirava i versi dei poeti ma in realtà si limitava a questo, la donna era l’oggetto del desiderio. Basti pensare alla Laura petrarchesca o alla Beatrice dantesca, erano semplicemente modelli di bellezza esteriore ma in realtà nulla si poteva comprendere del loro carattere in quanto avevano un ruolo marginale, privo di azione, a queste donne il poeta si rivolgeva ma nient’altro.
In questo senso l’ “Orlando furioso” diè realmente moderno in quanto non sfigurerebbe se ambientato in tempi odierni, in cui le donne cercano sempre maggiore spazio.
Mario Falchi
Ariosto tra passato e futuro
Il Capolavoro Ariostesco viene riesaminato e commentato da Italo Calvino che con una descrizione semplice, personale, chiara e talvolta ironica, fornisce al lettore una chiave moderna di lettura per comprendere meglio l’opera. Attraverso alcuni stralci scelti dal testo originale, offre una comprensibile appassionante avventura in un mondo fantastico, dove l’abilità narrativa di Ludovico Ariosto trova la sua massima espressione.
Le premesse ai brani sono per lo più brevi ed esplicative, non superano quasi mai le 100 righe.
L’autore si sofferma sugli aspetti fisici e psicologici dei personaggi, sia del ruolo che questi ultimi hanno in quel preciso momento e contesto. I contenuti sono facilmente assimilabili, considerando le abilità narrative di Italo Calvino. Magistrale è la capacità dell’autore nel mettere in evidenza soprattutto i legami che intercorrono fra i protagonisti e da quali fattori e cause questi son stati determinati. Fa risaltare come l’abilità di Ludovico Ariosto si manifesti nel riuscire a inserire all’interno della storia innumerevoli personaggi che pian piano si incontrano, talvolta si “scontrano” in alterne vicende, senza venir mai dimenticati; ogni personaggio ha un ruolo fondamentale per lo svolgimento dell’intreccio, seppure Ariosto preferisca enfatizzare certi personaggi rispetto ad altri.
Il poema acquista così un ritmo incalzante e ci trasporta in quel mondo di sentimenti ed emozioni che quasi sembrano appartenerci.
Italo Calvino si sofferma particolarmente sulla descrizione del castello di Atlante, nel quale son stati attirati con l’inganno cavalieri come Astolfo, o lo stesso Orlando, ma anche tante altre tipologie di personaggi. Scopriamo come le esperienze di vita dei “partecipanti” siano legate tra loro leggendo ed esaminando Il castello dei destini incrociati. Il castello sembra quasi rappresentare un concetto di realtà vincolante che condiziona l’intera esistenza dell’essere umano. I personaggi riescono a comunicare tra loro e a raccontare le proprie avventure solo attraverso l’uso dei tarocchi, poiché sono stati privati della voce. Geniale è questa trovata: permette sia ai protagonisti di esprimersi, sia agli altri che osservano di elaborare congetture, sfruttando l’immaginazione. Non si tratta però di una descrizione fine a se stessa, bensì di un modo per condividere pensieri, conoscere se stessi e cercare di non dimenticare la propria identità.
La modernità dell’Orlando Furioso risiede nel fatto che l’autore non si limita a ricreare le circostanze che ricordano le avventure descritte all’interno delle opere del ciclo bretone e del ciclo carolingio, ma riesce a elaborare con le parole quel che oggi è persino difficile riprodurre in una pellicola cinematografica: l’intrecciarsi delle vicende, le tematiche trattate in ogni sfaccettatura ricordano molto il nostro modo di pensare. Nell’epoca di Ludovico Ariosto la popolazione e i cortigiani non si interrogavano come noi su ogni singola questione. Noi prendiamo ogni argomento seriamente e lo analizziamo nei minimi particolari, proprio quel che compie Ludovico Ariosto, proiettandosi così verso il futuro.
Silvia Pinna
Modernità e varietà nell‘Orlando Furioso
Sono presentati al lettore numerosi e diversi scenari, dall’Oriente all’Occidente, dai campi di battaglia ai boschi più selvaggi, fino ad arrivare sulla Luna con l’ippogrifo, e in questi luoghi si svolgono le avventure di personaggi i cui sentimenti si incontrano e si richiamano a vicenda: amore, amicizia, fedeltà, devozione si intrecciano e convivono con infedeltà, inganno, violenza. Sono dunque figure che cambiano, si trasformano e rispecchiano i personaggi della vita reale, rendendo l’Orlando Furioso il romanzo delle passioni e delle aspirazioni degli uomini del tempo: l’uomo contemporaneo non è armoniosamente composto, non è disposto secondo criteri di equilibrio, ma cambia, esagera, è combattuto fra molti desideri e doveri. Ariosto sa che il mondo dei cavalieri appartiene definitivamente al passato e quindi non intende celebrarlo: l’Orlando furioso vuole essere uno strumento letterario per esprimere ideali e valori dell’uomo del ‘500.
L’autore racconta, in sostanza, gli innumerevoli percorsi che l’uomo moderno, razionale, libero e responsabile delle proprie azioni, può intraprendere. Un importante elemento di novità e modernità è dato dal fatto che l’opera non è rivolta solamente alla corte estense, ma a tutta la società contemporanea; è la prima opera letteraria diffusa con l’uso della stampa.
Italo Calvino legge e rielabora l’Orlando furioso. Egli viaggia all’interno del poema di Ariosto: non lo riporta per intero, ma sceglie, commenta e spiega le strofe più belle, le adatta in chiave moderna per facilitarne la comprensione. Richiama i diversi personaggi, spiegandoli e concedendo il giusto spazio a tutti.
Per un verso simile al Furioso è un’altra opera di Calvino: il Castello dei Destini Incrociati. Forse in una rilettura del castello di Atlante, il protagonista si ritrova in una fortezza nel mezzo di un bosco con altre persone di ogni genere imprigionate con lui; non possono parlare e dunque raccontano le proprie storie mediante i tarocchi. Ma la disposizione delle carte in una storia assomiglia a quella di altre storie e dunque i racconti si intrecciano formando un’enorme rete in cui ci si può perdere seguendo le infinite trame. E così come infiniti sono i racconti individuabili nella disposizione dei tarocchi, infiniti sono i personaggi che si potrebbero individuare.
La seconda parte de Il Castello dei Destini Incrociati, intitolata La Taverna dei Destini Incrociati, è caratterizzata da toni molto più forti; lo schema di base è simile: un gruppo di persone si ritrovano in una taverna e raccontano le loro storie mediante i tarocchi, ma l’atmosfera è meno calma; il terrore di ritrovarsi di colpo in quel luogo ha lasciato segni concreti sui protagonisti, i cui capelli sono sbiancati per la paura; inoltre si percepisce la fretta dei personaggi di raccontare la propria storia: le carte appena poggiate sul tavolo vengono prese da altri per altri racconti, tanto che alcuni sono costretti a tenerle ben saldamente con braccia e mani; le storie stesse sono più dure nelle perdite e nelle distruzioni. L’atmosfera ricorda le scene di guerra o di battaglia dell’Orlando Furioso.
Così come nell’Orlando Furioso non vi è un unico personaggio dalla psicologia complessa e profonda intorno al quale far ruotare tutte le vicende dell’opera. Sia Ariosto che Calvino, almeno in questo caso, hanno creato un gran numero di personaggi con lo scopo fondamentale di sottolinearne il carattere che rispecchia un aspetto tipico e specifico della natura umana, con la consapevolezza di non esaurirne l’infinita varietà.
Giuliana Siddi
martedì 20 gennaio 2009
"L'Orlando Furioso da Ariosto a Calvino"
Poema, quello ariostesco, che ha ispirato, e tuttora ispira critiche e riflessioni che spesso si traducono in opere quale quella scritta da Italo Calvino nel 1970. Animato da un grande amore per lo stile di Ariosto e per l'autore stesso, Calvino spoglia il Furioso riducendolo all'essenziale, commentandone le ottave a suo parere più salienti e mettendone in evidenza gli aspetti fondamentali. Egli non manca di sottolineare l'aspetto ironico, ma anche quello umano delle tematiche e delle vicende che si dipanano per tutto il mondo conosciuto da Carlo Magno; è consistente lo spazio lasciato alla capacità ariostesca di edificare strati e strati di narrazione che risultano disparate tra loro, ma non si disperdono mai e tanto meno conferiscono al poema una pesantezza ampollosa. Al proposito che sembrerebbe quello di celebrare ed evidenziare il Furioso nel 1973 viene scritto “Il castello dei Destini Incrociati” all'interno del quale Calvino guarda con la lente d'ingrandimento alcuni degli episodi ridotti al dettaglio da Ariosto che non consente a duelli, armate, amori e incantesimi di soffermarsi troppo a lungo. Disponendo i tarocchi sulla tavola dapprima di un castello ed in seguito di una taverna, i personaggi più diversi accomunati dal fatto di essersi persi nel bosco e dall'aver perso l'uso della parola, rendono nota ai commensali la propria storia. Ogni episodio narrato, nella sua brevità, è emblematico dei temi trattati nel Furioso. Ecco che quindi, nel disporre i tarocchi per comporre la propria vicenda, si alternano spose dannate per aver rifiutato l'amore che ricordano l'atteggiamento remissivo di Angelica; l'alchimista che paga lo scotto per aver voluto superarle conoscenze umane, tema su cui Ariosto sofferma il pensiero di tutta la sua vita formulando per l'umanità il consiglio di riconoscere i limiti concessi, raggiungerli, ma non sorpassarli. Attraverso i tarocchi parla perfino Orlando, ossimoro vivente che passa dall'essere un esemplare di perfetto ed onorabile paladino a correre nudo compiendo stragi ed atti irrazionali di qualsiasi tipo dopo aver perso il senno per amore. “Il castello dei destini incrociati” ospita l'intreccio di trame che già il suo ispiratore, il Castello di Atlante, aveva ospitato senza però speculare riguardo il tema di fondo, invece asse dei brevi, ma esemplificativi, vissuti narrati dai tarocchi. Il percorso che procede a zigzag uscendo dal furioso ariostesco per addentrarsi nel più modesto e di natura esplicativa “Castello dei destini incrociati” di Calvino, opera foriera della concezione novecentesca del Furioso, è improntato dalla modernità di cui Ariosto è promotore. Il personaggio del Furioso percorre il mondo in orizzontale alla conquista del proprio destino; nel poema i cavalli e i cavalieri corrono a briglia sciolta senza dogane di limitazione umana imposte dal dogmatismo ecclesiastico, autorevole e culturale di cui il Medioevo si era nutrito. Paradigmatico è l'avvicendarsi degli incarichi di Astolfo che, dapprima sale sulla Luna, quel corpo perfetto ed inviolabile nel Medioevo, ed in seguito restituisce a Orlando il proprio senno, rappresentando così la rinascita razionale dell'uomo.
Orlando e l'intricato svolgimento delle vicende più diverse ed assurde dei suoi compagni di viaggio, hanno quindi aperto la strada al romanzo moderno in una terra su cui, a detta di Ariosto, non è rimasta che pazzia.
Luana Cau
Il Furioso: nascita della telenovela e della pubblicità
La grande abilità narrativa di Ariosto, la sua ironia ed il suo disincanto, la padronanza delle tecniche narrative, la mediocritas (equilibrio) e, soprattutto, la passione per l’attività fantastica, hanno fatto avvicinare all’autore ferrarese del XVI secolo numerosi studiosi tra cui un’esuberante personalità della letteratura italiana del XX secolo che ha amato e pienamente condiviso la produzione e le tecniche di Ariosto: Italo Calvino, autore che ha dimostrato la sua passione per il Furioso raccontandolo lui stesso in un’opera del 1970 dove regala una straordinaria guida alla lettura del Furioso ariostesco, in cui alle strofe dei passi scelti si alterna un racconto semplice e appassionato dove l’autore riesce a mantenersi fedele all’opera originale da lui interpretata ed accompagnata in qualità di narratore esterno ed omnisciente.
Il lavoro di Calvino non è però da considerare solo come il frutto di un grande amore per l’Ariosto ma, rappresenta anche un’importante operazione finalizzata all’invito alla lettura (rivolto soprattutto alle generazioni più giovani) di una così importante opera spesso non appieno apprezzata e compresa. La chiave di risoluzione delle due problematiche citate può, indubbiamente, essere una caratteristica fondamentale sulla quale si basa l’intera opera: la modernità.
L’ ”Orlando Furioso” è, infatti, il poema moderno per eccellenza: padre della telenovela e di una prima forma della pubblicità. Ariosto, suo autore, si rende, così, predecessore degli uomini del XX secolo tempo in cui, spesso inconsapevolmente, si sono proiettate le eterne ombre delle tecniche e della genialità di un uomo vissuto più di quattrocento anni prima.
Correva l’anno 1963 quando comparve in Brasile la prima telenovela a episodi giornalieri. In Italia la prima telenovela fu trasmessa a partire dal gennaio del 1982 su Rete 4 (allora di proprietà della Mondatori).
Per definizione la telenovela è un racconto seriale che ha lo scopo di tenere desta l'attenzione dei suoi telespettatori e quindi fa un assai ricco uso di colpi di scena, capovolgimenti, imprevisti, indizi premonitori, rivelazioni clamorose e risolutive. E’ uno sviluppo di vicende che, divise in puntate, si basano su faide famigliari, tradimenti, ingiustizie, amori contrastati, fughe, agguati, travestimenti e figli illegittimi, tutte vicende che coinvolgono numerosi personaggi divisi fra il Bene e il Male. Il tratto tipico della telenovela è, senza dubbio, il fatto che la sua trama si possa evolvere all’infinito.
In tale definizione non può facilmente rispecchiarsi il Furioso? La risposta al quesito è stata data dallo stesso Ariosto e può essere facilmente trovata nella lettura dell’opera ricca di avventure su avventure intrecciate con altri avvenimenti, che parlano di paladini, di dame e dei loro contrastati amori, di compagni, di eserciti e dei nobili valori, di magie, di virtù, di follie e del loro effetto sugli uomini.
A questa tecnica compositiva, come ennesima “prova d’amore”, Calvino si ispirò per la composizione di un bellissimo romanzo: “Il castello dei destini incrociati” (1973) che narra di un castello in mezzo a un bosco che da rifugio a coloro che si trovano nei suoi pressi ma che, nel contempo, li priva della parola. Per porre fine al silenzio, sovrano assoluto tra le mura, i rifugiati raccontano le loro vite tramite un mazzo di carte che vengono disposte secondo le regole dei tarocchi, su un unico tavolo dove ogni storia incontra e si incrocia con le altre per formare un'unica disposizione. La fedeltà ad Ariosto da parte di Calvino, non viene dimostrata solo con l’intreccio che lega i destini di quegli uomini trovati per caso nel castello incantato, bensì, è palesemente esplicitata da due figure, con le loro rispettive storie, che emergono tra i personaggi: Orlando e Astolfo, la storia dell’Orlando pazzo per amore e la storia di Astolfo sulla Luna.
Passiamo ora all’analisi del secondo aspetto della modernità del Furioso: l’ingegno di Ariosto e la sua straordinaria abilità tecnico-narrativa hanno reso, inconsapevolmente, l’autore padre di una prima forma di pubblicità intesa come interruzione di una sequenza narrativa nel suo punto culminante.
Abilissimo è infatti il suo autore nell’interrompere continuamente l’azione per introdurre o continuare altri episodi destinati ad essere, come i precedenti, lasciati in sospeso per esser poi, a tempo debito, ripresi. Nel compiere tale operazione, la tecnica della quale si è avvalso Ariosto è definita la tecnica del “differire”, verbo facilmente rintracciabile nella parte finale dei canti. L’attesa e l’interesse che la sospensione narrativa comporta si traduce in una calcolatissima suspence che avvolge il lettore.
Tale suspence è equiparabile a quella ben conosciuta dal pubblico delle telenovelas costretto a vivere nell’attesa spasmodica della fine della pubblicià o dell’inizio di una nuova puntata.
L’unica differenza è rappresentata dal nome: quella che per Ariosto era la tecnica del “differire” per il mondo cinematografico del XX secolo è diventato l’effetto cliff-hanging.
La nascita della telenovela e della pubblicità rimangono e rappresentano, comunque, solo due tra le tante tematiche che consentono di considerare il poema come una delle prime e più importanti espressioni della modernità.
Angela Muretti
lunedì 19 gennaio 2009
Le stanze per la giostra di Angelo Poliziano
L'opera sviluppa vari temi conformandosi all'ideale di docta varietas. Uno dei temi che Poliziano ha contemplato è l'amore platonico.
Egli tratta questo tema attraverso l'espediente della storia tra Giuliano e una ninfa, la quale rappresenta Simonetta Vespucci.
All'interno dell'opera di Poliziano Cupido orbisce un inganno alle spalle di Giuliano per vendicarsi del fatto che questo si dedichi solo alla caccia e alle attività fisiche.
Attraverso questo tranello Giuliano si innamora della ninfa vestita di bianco: la bellissima Simonetta.
Grazie all’innamoramento di Giuliano riusciamo a comprendere quali sono le componenti fondamentali dell’ amore Platonico: la bellezza e la gioventù.
Più volte infatti Poliziano ritorna su questi temi che nella sua composizione trionfano all'interno del locus amoenus. Quest ultimo, luogo comune della poesia pastorale, rimarca l’atmosfera primaverile che accoglie la nascita del nuovo amore. Ogni elemento descritto nell’ opera di Poliziano ci rimanda all’ importanza e al trionfo che l amore, la gioventù e la bellezza assumono in tutta la composizione.
Giuseppe Gutierrez
venerdì 9 gennaio 2009
Un'emblema della letteratura umanistica quattrocentesca
Anche se il motivo principale della composizione è quello encomiastico, di cantare l'impresa di Giuliano, fratello di Lorenzo e vincitore della giostra; e anche se il titolo stesso dà l'impressione di un poemetto narrattivo che ci presenrerà lo svolgimengto della giostra, in realtà non si dà spazio alla descrizione dell'avvenimento reale come invece lo si canta nella Canzona di Bacco di Lorenzo che appartiene allo stesso genere di poesia in ottave; ad assumere il posto del tema centrale sono le vicende mitologiche della vendetta di Cupido e dell'innamoramento del giovane Iulio della ninfa Simonetta per cantare l'amore platonico dello stesso Giuliano per una donna fiorentina dallo stesso nome. Ciò ben rispecchia l'aspetto caratteristico della poetica del Poliziano: il comporre liberamente, secondo quell'ideale di "docta varietas", attraverso frequenti divagazioni soprattutto mitologiche.
Tuttavia, è proprio con il linguaggio del mito che l'opera del Poliziano può risultare come l'espressione emblematica dello spirito della cultura umanistica del secondo quattrocento, la quale ormai impregnata e che si nutre dell'idealismo neoplatonico: quello che il tocco mitologico ci raffigura è un mondo tutto formato da bellezza, candidezza e insomma tutte le perfezioni ideali cui l'umanista come il Poliziano aspira. Lo spirito idealistico-neoplatonico si ripercuote sia nella descrizione di Simonetta nella forma del tutto perfetta e ideale della figura femminile, sia nell'amore che il giovane Iulio prova per la ninfa: l'amore concepito e sviluppato nella dimensione spirituale, che si esprime nell'estasi della bellezza della fanciulla ed è inteso come il mezzo di perfezionamento spirituale.
E' stata dunque ereditata la concezione elaborata dalla poesia precedente. I versi del Poliziano sono pervasi da lucidi richiami a una serie di grandi esperienze della letteratura due e trecentesche, soprattutto quelle stilnovistica e petrarchesca, di cui si risente nella divinizzazione della donna, esplicitamente paragonata alla divinità, descritta cioè come creatura divina, nella ripresa di temi di onestà, umiltà, gentilezza ecc., tipici dello stilnovismo dantesco; e nella delicatezza e nella bellezza del paesaggio naturalistico che si rafforzano con quelle della donna-angela.
Mentre è in debito con le grandi scuole di letteratura precedenti per averne colto i motivi espressivi e concettuali fondendoli in una felice e armoniosa sintesi, il Poliziano le ha invece superate nell'elaborazione fomale attingendone la perfezione davvero senza precedente: la ricercatezza lessicale e la preziosità delle immagini costituiscono il contrassegno di tutta la sua poetica. Si coglie subito la grandezza del poeta se si comprende che, con i suoi versi, si è compito un enorme e decisivo passo in avanti nell'evoluzione in senso letterario del volgare ovvero della lingua nazionale: esso viene elevato all'altezza di una lingua capace di rivaleggiare con il latino classico che per secoli ha dominato il mondo della scrittura. In merito di tale contributo, la storia ha coronato il Poliziano di venerazione e fama eterne.
Xiaohui Zheng